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Quando la ceo e cofounder della startup Coov, Olimpia Santella, guarda la futuro ha chiaro come vuole impostare il seguito della sua carriera professionale, indipendentemente da ciò che farà. Una formazione quantitativa, l’amore per il mondo startup che l’ha portata a Bangalore, la Silicon Valley indiana, condivide con la socia il valore della sostenibilità

“Non so che cosa farò tra dieci anni, ma so con quali valori. Non so dove, insomma, ma come. Vorrei continuare a essere un’imprenditrice, a lavorare per la sostenibilità, cercando di dare il mio contributo per un cambiamento generale”. Complice la giovanissima età, 27 anni, lo sguardo di Olimpia Santella è rivolto al futuro, nonostante alle sue spalle ci sia già un fitto curriculum di esperienze formative e professionali culminate, nel 2022, con la fondazione della startup, Cloov, di cui oggi è Ceo. “Una spiccata propensione per i numeri e per le materie scientifiche mi aveva portato, nel 2016, a iscrivermi alla Bocconi, e in particolare al corso in Economia aziendale e management”, riassume Olimpia. “La curiosità per il mondo delle startup ha però avuto il sopravvento, tanto che per la magistrale ho scelto un Double Degree con destinazione Bangalore, capitale della Silicon Valley indiana, proprio per approfondire questo mondo. “Il contatto con i compagni indiani, molti dei quali erano più grandi e già inseriti nel mondo del lavoro, mi ha trasmesso un approccio pragmatico nei confronti delle materie di studio che ancora mi mancava. In generale, credo che questa possibilità di conoscere persone di tutto il mondo e con esperienze diverse sia il vero valore aggiunto dell’esperienza universitaria, una possibilità davvero da non farsi sfuggire”.

L’approdo naturale per Olimpia Santella, dopo la laurea, è nel mondo dell’investment banking, a Londra, dove infatti lavora per Mediobanca seguendo operazioni di M&A anche per alcune fintech, ma soprattutto dove incontra, in circostanze casuali, l’attuale co-founder di Cloov, Chiara Airoldi. “Ci siamo incontrate scambiandoci materiali e spunti di lavoro su un tema che accomunava entrambe per sensibilità personale, ovvero gli sprechi presenti nel settore della moda e le possibili soluzioni per abilitare processi di economia circolare in questo mondo”, racconta l’imprenditrice. “Questi scambi sono diventati un progetto, abbiamo iniziato a parlare con qualche brand registrando un certo interesse e alla fine abbiamo deciso di dare vita a una startup, Cloov appunto, che aiuta le case di moda ad integrare servizi di vendita second-hand, noleggio e riparazioni all’interno del proprio core-business. Le aziende oggi sono sempre più aperte a offrire questi servizi, non solo in ottica con finalità di sostenibilità ambientale, ma anche come nuove leve di business, dal marketing all’efficientamento della produzione. L’aspetto più elettrizzante nell’essere imprenditrice è che in tempi relativamente brevi puoi vedere l’effetto del tuo operato anche su corporate strutturate e devo dire che oggi alcuni di questi risultati cominciamo già a vederli”.

Un valore aggiunto non indifferente al proprio impegno professionale, a maggior ragione se alla radice dell’impresa ci sono non solo logiche di business, ma obiettivi dai forti connotati etici. “Per me e Chiara l’idea di dover agire sul fronte della sostenibilità per cambiare lo stato delle cose è stata la motivazione più forte e che ci ha dato la spinta iniziale”, prosegue l’ex alumna. “Credo davvero che il mondo non possa continuare a proporre un modello lineare di consumo acquisto-utilizzo-scarto, ma debba convergere verso nuovi schemi: non acquisto ma pago l’accesso e utilizzo, poi reimmetto nel circolo del mercato. È già così in molti settori, mobilità in primis, deve essere così anche nel fashion. Il paradigma che proponiamo alle aziende è quello in cui crediamo noi in prima persona”. La vita del founder non ha messo in crisi nemmeno gli altri valori personali di Olimpia, primo fra tutti la difesa degli spazi di vita personale. “Quando sei imprenditore di fatto non smetti mai di lavorare; per difendere gli spazi di vita personale il segreto è uno solo: mettere tutto in agenda”.