
Destinazioni al limite
Overtourism è una delle parole del momento, da poco entrata nei vocabolari e sempre più presente sulla stampa e nei dibattiti pubblici e politici, non ultimo al G7 del Turismo tenutosi in autunno a Firenze. Parola recente per descrivere un fenomeno ben noto, ovvero l’impatto negativo che un numero eccessivo di visitatori può avere su una destinazione.
Pur essendo un problema conosciuto da decenni, negli ultimi anni ha assunto dimensioni globali, attirando l’attenzione di ricercatori, politici e media in quanto risultato di una combinazione di fattori che hanno creato una "tempesta perfetta". La continua espansione della classe media ha generato 1,5 miliardi di arrivi internazionali nel 2024 e se ne prevedono 2 miliardi entro il 2030. La riduzione dei costi di viaggio e l’aumento dei collegamenti diretti, anche grazie alle compagnie low-cost, e la diffusione di piattaforme per l’accoglienza e gli affitti brevi hanno reso possibile un maggior numero di viaggi pro-capite, ma anche favorito soggiorni brevi e visite veloci. Inoltre, l’accesso diretto alle informazioni e l’influenza dei social media hanno promosso in maniera esponenziale destinazioni iconiche, creando una lista dei desideri che i turisti sentono il bisogno di completare. In alcuni territori, l’insieme di questi fenomeni ha portato a uno sviluppo incontrollato, con infrastrutture e risorse locali che spesso non riescono a tenere il passo con la domanda di visitatori.
Ecco perché tradure overtourism semplicemente come sovraffollamento è riduttivo. Disagi, degrado ambientale e culturale, perdita di autenticità, impatti sulle comunità ospitanti sono solo alcuni e ben noti esempi cui si accompagna la parola overtourism. Alcune recenti ricerche pongono l’accento sul fatto che si ha overtourism quando si superano varie soglie di capacità di carico di un territorio, inclusa la sua capacità politica o di governo. L’aspetto è interessante perché porta al centro del dibattito il tema della gestione del territorio e degli effetti del turismo. È un dato che molte destinazioni continuano a promuovere il turismo senza adottare contestualmente misure adeguate di gestione dei flussi.
Per affrontare efficacemente il problema dell’overtourism è però fondamentale che il dibattito pubblico e politico vada oltre la semplice spettacolarizzazione del fenomeno. Concentrarsi esclusivamente sugli effetti negativi rischia di offrire una visione squilibrata, che non riconosce il ruolo che il turismo può avere come parte della soluzione, oltre che come fonte del problema. Un approccio più costruttivo dovrebbe valorizzare gli sforzi che molte destinazioni stanno già compiendo per gestire i flussi turistici in modo sostenibile, ben consapevoli dei rilevanti benefici economici e di scambio sociale e culturale che il settore apporta. In numerose mete, amministrazioni locali, operatori e vari stakeholder stanno adottando misure innovative per mitigare gli impatti del turismo, bilanciando le esigenze di residenti, visitatori e comunità locali. Ignorare questi progressi e, in aggiunta, demonizzare il turismo come unica causa dei problemi delle città è poco proficuo.
È auspicabile che le destinazioni turistiche adottino un mix di strumenti agendo su almeno tre fronti principali: prevenzione, gestione, e promozione di pratiche sostenibili. Ciò implica l’implementazione di misure regolatorie – in alcuni casi anche limitative -, l’utilizzo di soluzioni innovative per la gestione dei flussi, supportate dai progressi tecnologici, e una adeguata strategia di promozione dei luoghi. L'obiettivo è bilanciare due aspetti centrali del problema: la riduzione dell’eccessiva concentrazione dei flussi turistici e il superamento di approcci economici basati su rendite di posizione che non favoriscono innovazione e qualità dell’offerta.
L'overtourism non è quindi solo una questione di numeri, ma di gestione sostenibile. Per molto tempo la metrica del successo turistico di un luogo è stata il numero di visitatori, è evidente che è necessario ripensarla. Perdere la sfida dell'overtourism rappresenta un impoverimento per tutti, poiché, a ben vedere, a turno siamo sia comunità ospitante sia viaggiatori.