
Banche sotto pressione: tra attivismo e ritirata climatica
Le banche svolgono un ruolo chiave nell'allocazione del capitale e sono fondamentali per finanziare la transizione verde. Negli ultimi anni, le banche hanno assunto impegni pubblici ambiziosi per ridurre le emissioni finanziate, divulgare i loro investimenti inquinanti e aumentare i finanziamenti per attività sostenibili. In particolare, oltre 138 banche, che rappresentano più del 40% delle attività bancarie globali, hanno aderito alla Net Zero Banking Alliance (NZBA), una delle più rigorose iniziative volontarie per il clima lanciate nel 2021. Queste “banche a zero emissioni nette” si sono impegnate ad “allineare i loro portafogli di prestiti e investimenti a zero emissioni nette entro il 2050 e a fissare obiettivi intermedi per il 2030 o prima”.
Nonostante questi forti impegni pubblici, studi recenti (ad esempio Bruno e Lombini, 2023; Giannetti et al., 2023; Marquez-Ibanez et al., 2024) riportano poche prove significative di disinvestimento da parte di aziende ad alte emissioni di carbonio, mettendo in dubbio l'efficacia di tali iniziative volontarie del settore privato. A queste preoccupazioni si aggiunge un recente e sorprendente sviluppo che ha visto le principali banche statunitensi, tra cui Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e Wells Fargo, ritirarsi dalla NZBA. Questo esodo dalla coalizione riflette la crescente pressione politica dei legislatori repubblicani e un ampio ritiro delle aziende dalle iniziative ambientali in vista di una seconda amministrazione Trump, poiché il presidente eletto Donald Trump ha definito il cambiamento climatico una bufala e si prevede che revocherà le normative in materia. Ciò solleva questioni critiche sul futuro e sull'impatto reale delle alleanze sul clima.
Questo panorama in evoluzione rende il ruolo delle organizzazioni non governative (ONG) ambientaliste, le cui campagne stampa sono diventate sempre più influenti nell'ultimo decennio, più importante che mai. Le ONG hanno lavorato per smascherare i legami delle istituzioni finanziarie con le aziende di combustibili fossili, evidenziando il divario tra gli impegni pubblici delle banche sul clima e il loro continuo finanziamento delle industrie ad alta intensità di carbonio. Le loro strategie di denuncia spesso esortano il pubblico a cambiare banca, minacciando di penalizzare gli operatori finanziari che non si allineano agli obiettivi ambientali.
In un recente studio, “Some Don't Like It Hot: Bank Depositors and NGO Campaigns Against Brown Banks”, esaminiamo gli effetti di queste campagne delle ONG sul comportamento dei depositanti. Utilizzando i dati di Sigwatch, una società di consulenza che monitora l'attivismo delle ONG a livello globale, analizziamo tutte le campagne rivolte ai sette maggiori gruppi bancari francesi, che rappresentano circa il 95% dei depositi domestici delle famiglie, nel periodo 2011-2020. Sulla base del numero e dell'intensità di queste campagne, costruiamo un indice della reputazione “marrone” delle banche, che riflette la misura in cui i loro prestiti sostenuti alle aziende di combustibili fossili sono stati pubblicamente criticati dalle ONG. L'analisi rivela che le banche percepite come “marroni” hanno registrato un calo relativo dei depositi a vista delle famiglie, il che suggerisce che la consapevolezza pubblica stimolata dalle campagne ambientali si traduce in azione. È importante sottolineare che questa reazione da parte dei singoli clienti delle banche si è concretizzata soprattutto in seguito all'attuazione del “Regolamento sulla mobilità bancaria” francese del 2017, una disposizione legale che ha semplificato il processo di cambio di banca. Dopo questa modifica normativa, i deflussi di depositi dalle banche “marroni” hanno subito un'accelerazione, il che suggerisce che la riduzione dei costi di transazione amplifica le reazioni dei consumatori alle preoccupazioni ambientali. Evidenziamo anche le disparità geografiche e socioeconomiche nel comportamento dei consumatori. Nelle contee più ricche, nelle aree con un livello di istruzione più elevato o nelle regioni con una percentuale maggiore di elettori verdi, i depositanti hanno iniziato a trasferire i fondi dalle banche marroni anche prima della modifica normativa.
Cosa implicano questi risultati alla luce del ritiro delle banche da coalizioni per il clima come la NZBA? In primo luogo, sottolineano il potenziale dell'attivismo di base per controbilanciare il ritiro istituzionale dagli impegni ambientali. Mentre le uscite di alto profilo dalle alleanze per il clima mettono in dubbio l'efficacia degli approcci top-down, la pressione bottom-up alimentata dalle campagne delle ONG sembra essere un percorso alternativo promettente per responsabilizzare le istituzioni finanziarie. In secondo luogo, i nostri risultati evidenziano il ruolo fondamentale dei quadri normativi vincolanti nel consentire un comportamento finanziario e una trasparenza orientati all'ambiente. Ciò sostiene i recenti sforzi governativi per migliorare la credibilità e la responsabilità degli impegni a zero emissioni nette, in particolare attraverso una migliore disponibilità di dati che consente alle ONG di indagare sui legami delle istituzioni finanziarie con le aziende di combustibili fossili.